

L'origine del vetro è antichissima e tuttora misteriosa. Fenici ed Egiziani si contesero per secoli il primato di averne scoperta la fabbricazione.
Secondo un racconto di Plinio il vetro fu scoperto accidentalmente intorno al 5000 a.C. da alcuni mercanti fenici che, tornando dall'Egitto con un grosso carico di natron (ns. carbonato di soda), una sera si fermarono sulle rive del fiume Belus in Siria per riposare.


Gli stessi Etruschi se ne servirono per costruire vasi di diverse dimensioni: bottiglie, anfore e boccette per profumi spesso finemente lavorate. Furono comunque i Romani a dare un contributo decisivo allo sviluppo dell’industria vetraria. Intorno al 100 a.C. misero a punto la produzione per il soffiaggio dentro stampi, incrementando così la possibile gamma dei manufatti, tra cui le bottiglie dalle forme geometriche, dette appunto ‘romane’, che diventeranno modello per i successivi contenitori di vetro. Durante l’Impero Romano il vetro conobbe un periodo di grande diffusione, che culminò con una produzione di raffinatissima qualità. Dopo la caduta dell’Impero, il baricentro della cultura tornò a spostarsi in oriente. Nell’alto Medioevo si conservò ed affinò l'arte vetraria grazie ai frequentissimi contatti con la città di Bisanzio, la quale rimase per lungo tempo un centro per la produzione del prezioso minerale. > Da qui la nuova arte si diffuse in tutta l'Europa, sopratutto in Boemia La realizzazione del cristallo al piombo risale invece al 1700 e da allora fu sempre apprezzato per la sua straordinaria bellezza. Nei secoli scorsi fino ai giorni nostri, il cristallo è divenuto simbolo di ricchezza e nobiltà, una materia viva e lucente che sprigiona un fascino antico.
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